Ipse dixit
May 14th, 2009
Cito dall’introduzione di un articolo di matematica che ho letto oggi:1
The geometry of this simple example is so beautiful that we decided to publish it independently of the applications.2
[I.M. Gelfand, R.M. Goresky, R.D.MacPherson, V.V.Serganova]
Una delle domande che mi si rivolgono più spesso riguarda la motivazione della ricerca matematica – e la domanda contiene sempre qualcosa del tipo “e poi cosa ci si può fare?” oppure “a cosa serve?”. Certamente molte idee nate come concetti matematici hanno avuto applicazioni tecniche considerevoli e utili. E spesso anche tra matematici si giustifica lo studio di una questione con il riferimento alle sue “applicazioni” (anche se le “applicazioni” di cui si parla sono ben lontane da problemi di praticità quotidiana). Ma la vera storia, come vedete, è molto diversa.
E stiamo parlando di ricerca di punta, con autori di primissimo piano. Per dirne solo due, la consonanza di “Gelfand” con “Gandalf” non è priva di significato: il primo sta alla matematica degli ultimi 50 anni come il secondo sta alla magia di Hodgwarts. E MacPherson ha ormai raggiunto il nirvana dell’Institute for Advanced Studies a Princeton; l’ho incontrato ad una conferenza a Oberwolfach – dove una sera, seguendo una scia sonora in biblioteca, l’ho trovato che suonava una sonata di Haydn su un piano a coda nella stanza musicale dell’istituto.



